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Questa comunità europea pasticciona e, perché no, anche disonesta

maggio 05, 2010

Sull’Europa, sulla CE, si è scritto tanto e troppo, condendo il tutto con copiosa retorica o con scetticismo, con giudizi sospesi, con pareri ora positivi ora negativi. Dire che il medico poco o nulla capisca di economia e di finanza è un’ovvia banalità. Non tutti è chiaro. Io appartengo ai primi e, aiutandomi con le dita, devo rilevare che, facendo un poco di conto, il passaggio all’euro ha dimezzato salari, stipendi e pensioni.

Un vantaggio è quello che, quando sei in Europa, cioè all’estero, non abbiamo più la preoccupazione del cambio e quella, correlata, di essere fregati e né quella, fastidiosa, di tornare in patria con manciate di inutili monetine di metallo straniero. Poco per incensare questa fasulla unione dei popoli a meno che non si consideri fondamentale la legiferazione comunitaria con relative normative dei soloni europei tutti intenti a sancire il colore dei pomodori o la lunghezza dei cetrioli. Ricordo il momento di angoscia quando individuarono in una città, credo Reykjavik, la sede dell’Agenzia Alimentare, operazione stoppata in extremis con la scelta, in area Cesarini, di Parma, città, gastronomicamente parlando, della godereccia Emilia.

Ma, in tema di giurisprudenza, pur facendo non poca fatica a navigare nei meandri del linguaggio legale , non possiamo non citare la causa “The Queen su istanza dell’Association of the British Pharmaceutical Industry contro la Medicines and Healthcare Products Regulatory con l’intervento del The NHS Confederation (Employers) Company Ltd.”

In Diritto, viene anticipata una lunga disquisizione sul dettato della direttiva 2001/83 in tema di tutela della Sanità Pubblica comprendente anche la pubblicità dei medicinali che deve essere assoggettata a requisiti severi e ad un controllo effettivo, in modo da consentire ai prescrittori l’assoluta obiettività di scelta in assenza di influenzamenti sotto forma di incentivi finanziari diretti e indiretti.

Nel definire le modalità di pubblicizzazione dei medicinali, è citato, tra l’altro, l’incitamento a prescrivere o a fornire medicinali mediante l’offerta o la promessa di vantaggi pecuniari o in natura “ad eccezione di oggetti di valore intrinseco trascurabile “ (ve li ricordate i gadget che riempivano gli studi medici e che un Procuratore della Repubblica (italiana) considerò come frutto di comparaggio?). Ribadiscono i giudici che quest’operazione promozionale è tutta vietata ad eccezione di quei regalini “di valore trascurabile”.

Nell’art.99 della direttiva 2001/83 si ribadisce quindi che “è vietato concedere, offrire o promettere a dette persone (i prescrittori) premi, vantaggi pecuniari o in natura” (a meno che, ribadiscono, siano di valore trascurabile).

Tutto ciò premesso, richiamandosi alla necessità di attenersi ai codici deontologici del General Medical Council (che non credo si discostino dal nostro), i PCT (Primary Care Trusts) e i LHB (Local Health Boards) hanno introdotto un regime di incentivi finanziari per gli ambulatori medici perché’ in questi siano prescritti farmaci generici o medicinali “specificamente designati”. Si spingono i medici a prescrivere farmaci della stessa classe terapeutica ma contenenti altri principi farmacologici, operando quindi il calcolo degli incentivi finanziari acquisiti seguendo questi “consigli” con la “conta” delle ricette con i farmaci “consigliati”, in una sorta di lotteria con ricette a punti.

E’ dura l’impresa di far quadrare i bilanci e noi comprendiamo i rovelli mentali cui sono assoggettati quotidianamente i pubblici amministratori ma non si può che ritenere goffa, disonesta, antisociale, antidemocratica e antideontologica una simile misura. Si può ipotizzare, nella visione della ricetta a punti, che questa, qualora sia bianca con prescrizione di nulla, equivalga al top del punteggio che sarà decrescente fino all’incauta ricetta con l’aborrito nome di una specialità o - in minor misura - di un farmaco generico contenente lo stesso principio attivo della specialità.

Questo potremmo definirlo comparaggio di stato e richiederà un’opportuna modifica degli obsoleti , capitalistici, antisociali codici deontologici finora ahimè in uso.

Il Presidente
Dott. Ugo Garbarini

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