La strada della pillola rossa

30 giugno 2017
 POCHI GIORNI FA ho partecipato a un incontro con diversi colleghi Direttori di reparti ospedalieri di un noto nosocomio milanese. Il tema era una chiacchierata informale sulle DGR lombarde di presa in carico della cronicità. Le critiche emerse al riguardo sono state diverse, soprattutto dirette al fatto che il personale medico (e non solo) è sempre di meno e preoccupa davvero la possibilità di sobbarcarsi anche corsie preferenziali di cronici che devono eseguire in tempi rapidi alcuni esami e visite specialistiche.
Accanto a chi era perplesso ci sono anche (poche) voci favorevoli o meno critiche, soprattutto dovute al fatto che così, seguendo percorsi predeterminati per le singole patologie, potrebbe aumentare di molto l’appropriatezza (ma di sicuro diminuirebbe la libertà del cittadino e del suo terapeuta, commento io). In particolare, mi ha colpito quanto detto da un autorevole collega, che più o meno suonava così: fidiamoci
di quanto fatto dalla Regione poiché così si seguiranno sempre di più i percorsi diagnostico-terapeutici, si ridurranno gli esami inutili e quindi gli sprechi. L’affermazione mi ha fatto venire alla mente una celeberrima scena del film Matrix, quella dove, vi ricorderete, il protagonista si trova a un bivio: se sceglie la pillola blu metterà a tacere il suo senso critico, si risveglierà nel suo letto e tutto continuerà come prima; scegliendo la pillola rossa, al contrario, verrà intrapresa la difficile e scomoda strada della consapevolezza.
In queste due consiliature ordinistiche, nelle quali ho avuto la fortuna e il privilegio di
presiedere l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Milano, ho sempre scelto la strada più difficile della critica costruttiva ai poteri forti, in parallelo con la doverosa collaborazione con tutti gli altri soggetti del panorama sanitario ambrosiano. Sono cioè consapevole di essere il presidente di un Ente dello Stato, ma anche di essere l’espressione di chi desidera che questo ruolo pubblico e tecnico allo stesso tempo dia voce alla categoria medica e odontoiatrica, ovviamente sempre e soltanto nel supremo
interesse del cittadino. Infatti, le mie/nostre critiche e la fermezza si sono sempre accompagnate con le azioni di collaborazione con le istituzioni. In questi anni, solo per ricordare poche tra le tante cose fatte, abbiamo intessuto un fitto dialogo con l’Università Statale di Milano con la quale abbiamo realizzato e realizzeremo importanti eventi formativi; abbiamo realizzato importanti partnership con alcune Aziende ospedaliere, siamo andati a parlare e abbiamo collaborato con i Magistrati, con la Procura della Corte dei Conti, con il Comune di Milano, con la stessa Regione Lombardia, eccetera.
Per la verità, gli ultimi presidenti che mi hanno preceduto si sono tutti mossi nella medesima direzione.
Da Bergonzini ad Anzalone a Garbarini. Ovverosia, il Consiglio dell’Ordine di Milano, per bocca del suo presidente, ha sempre detto ciò che doveva dire a Ministri, Federazione, ENPAM, INPS, INAIL, Regione, Autorità garante della concorrenza, potentati economici e politici di varia natura, pur nel pieno rispetto istituzionale dei ruoli che ognuno ricopre. Credo sia il caso di riaffermarlo, in vicinanza della tornata elettorale, che probabilmente si svolgerà nel prossimo autunno.
Invece, osservo come qualcuno, che prima si professava convinto assertore della nostra
filosofia e delle nostre idee, abbia clamorosamente cambiato idea negli ultimi mesi. Si moltiplicano i distinguo: costoro affermano che l’Ordine dovrebbe essere molto più condiscendente con l’ENPAM, anche se la rendita previdenziale dei nostri contributi è in progressivo calo; non dovrebbe permettersi di criticare le delibere regionali, neppure se sembrano platealmente violare il codice deontologico; non dovrebbe osare a portare in tribunale il Ministro, anche se emana un decreto sull’appropriatezza che non contiene neppure lo straccio di una bibliografia che ne giustifichi i contenuti; non dovrebbe
istituire i registri delle medicine non convenzionali, anche se questo è oramai, di fatto, un obbligo di Legge, eccetera. Ebbene, io non ho intenzione di cambiare atteggiamento, e chiunque mi vorrà seguire è avvertito. Per me, la scelta, sarà sempre quella più rischiosa, in salita e poco remunerativa della “pillola rossa”.