Una sfida antica: il nuovo rapporto medico-“esigente”

04 luglio 2019
In questi ultimi tempi mi è capitato di riflettere più e più volte su che cos’è la medicina e che cos’è e che cosa fa il medico. L’occasione si è presentata a margine del lungo e complesso lavoro compiuto con gli “Stati Generali della Medicina” che, con coraggio, la FNOMCeO sta portando avanti. Dico “con coraggio” perché questo complesso esercizio deve o dovrebbe portare a ridisegnare e a riconsiderare la figura del medico nei confronti della società, dei media e della politica e, come si può intuire, l’impresa si annuncia davvero titanica. Come noto, alla base del ragionamento che la Federazione sta compiendo vi sono le “100 tesi” scritte da Ivan Cavicchi, il sociologo e filosofo che molte volte si è occupato del mondo medico e che ha suscitato e suscita sia intense antipatie sia sincere simpatie per le sue posizioni franche e originali, ma non sempre del tutto condivisibili. Il ragionamento che egli fa è molto complesso e articolato, ma si può, forse, provare a riassumere così: nel rapporto medico-paziente tutto è cambiato. I medici (e, forse, la medicina) devono prenderne atto e trovare quindi una strada nuova da percorrere che riporti il medico stesso al suo giusto posto nella scala sociale. Senza questa presa d’atto e questo cambio di paradigma, il medico del XXI secolo non ha futuro. Mi rendo conto di aver molto semplificato il discorso del pensatore capitolino, ma Ivan mi perdonerà, viste le poche righe che ho a disposizione. Parallelamente, mi è capitato di ascoltare un intervento del Presidente della Fondazione ENPAM (verso il quale, lo si sa, non ho mai lesinato critiche) che mi ha stupito e fatto riflettere. Tra le problematiche che il medico (e l’Ente di Previdenza, di conseguenza) dovrà affrontare di qui a poco, egli ha citato gli “indossabili” elettromedicali. Mi sono un po’ documentato e ho scoperto che vi sono stime che prefigurano che le “cose” connesse ad internet (IoT è l’acronimo inglese) nel 2020 saranno 12 miliardi, ma qualcuno ne ipotizza 28 e qualcuno si spinge a prevederne ben 50 miliardi (contro una popolazione di 7,5 miliardi). Le stime, per l’Italia, sono da punto esclamativo: si parla di 165 milioni di device connessi a internet nel 2022 e di questi oggetti, quasi un terzo saranno “indossabili” elettromedicali. La società KPMG stima che gli indossabili avranno un fatturato di poco inferiore agli 800 miliardi di dollari nel 2030. A questo punto, viene da dire, ha ragione da vendere chi sostiene che il rapporto medico-paziente del terzo millennio stia cambiando profondamente. Infatti, come dice Eric Topol, il cardiologo fondatore dello Scripps Research Institute, “Ogni individuo avrà un’idea molto più precisa di se stesso dal punto di vista biologico, fisiologico e anatomico che gli consentirà di lavorare in collaborazione con i medici”; e ancora: “Credo che il cambiamento sia già in corso, ma non arriverà dalla comunità medica. Arriverà dai consumatori”. Allo Scripps Institute lavorano circa 2.700 ricercatori tra i quali 3 premi Nobel; è a La Jolla, in California, in un magnifico posto vicino all’oceano. Ma come mai questa rivoluzione tecnologica, secondo Topol, cambierà il rapporto medicopaziente?
Perché verranno resi disponibili a tutti, istantaneamente, dati sanitari complessi, relativi alla propria salute e alle proprie malattie; dati ai quali, in precedenza, il “paziente” tradizionale (che ora Cavicchi chiama, giustamente “esigente”) non poteva accedere se non attraverso la mediazione di un medico.
Tuttavia, queste previsioni colgono davvero nel segno? Frequentando gli “Stati Generali” e il dibattito in essi aperto, si ha l’opportunità di confrontarsi con molti altri colleghi e componenti, a vario titolo, del mondo sanitario. In particolare, in queste occasioni, si è riflettuto e molto dibattuto in merito ad alcune domande poste nelle “100 tesi” e segnatamente quelle relative alla (presunta) crisi dell’epistemologia e della metodologia scientifica di impronta positivista, proprio alla luce dei cambiamenti sociali e tecnologici degli ultimi anni. Ebbene, non è solo mia l’opinione che, mentre il contesto può mutare, mentre i formalismi del rapporto medico-paziente possono mutare e sono mutati profondamente, nel corso degli anni, il nucleo centrale e fondante della relazione di cura non possa mutare. Per una ragione molto semplice, che ha a che fare con la finitezza della vita e il fatto che l’organismo umano (come un qualsiasi altro essere vivente) è destinato ad ammalarsi, non essendo in grado di riparare se stesso indefinitamente e quindi chi soffre ha avuto, ha e avrà bisogno di qualcuno che comprenda e curi la sua sofferenza.

“… Do you mean that you’ve arranged to die, Andrew? No. No, you can’t
possibly have done that. It would be a violation of the Third Law”.
“Not so,” Andrew said. “There is more than one sort of death, Li-hsing,
and the Third Law does not differentiate between them. But I do. What I
have done is to choose between the death of my body and the death of my
aspirations and desires. To have let my body live at the cost of the greater
death – that is the true violation of the Third Law. Not this. As a robot I
might live forever, yes. But I tell you that I would rather die as a man than
live eternally as a robot…”.
Isaac Asimov & Robert Silverberg, THE POSITRONIC MAN