Quando la legge insulta la scienza

22 luglio 2022
LA STAMPA ha dato notizia che il 6 luglio scorso un giudice del Tribunale di Firenze ha sospeso temporaneamente il provvedimento dell’Ordine degli psicologi della Toscana che, a termini di legge, aveva a sua volta sospeso una dottoressa di Pistoia, una psicologa, perché non vaccinata. Oramai siamo abituati alle alterne fortune che gli Ordini hanno allorquando, incaricati di far rispettare una legge dello Stato, si trovano di fronte a sentenze o a ordinanze che, di fatto, sconfessano il loro operato.
In questa, però, c’è ben altro. Infatti, a stare a quanto riportano i media, nel testo dell’ordinanza vi sono frasi che lasciano, a dir poco, esterrefatti. Da Quotidiano Sanità del 13 luglio, infatti, leggiamo: “… Nel contestare l’obbligo vaccinale, il provvedimento del giudice cita l’articolo 32 della Costituzione: ‘Dopo l’esperienza del nazi-fascismo non consente di sacrificare il singolo individuo per un interesse collettivo vero o supposto e tantomeno consente di sottoporlo a sperimentazioni mediche invasive della persona, senza il suo consenso libero e informato’ ”. E ancora: “Il giudice pertanto sostiene che la psicologa ‘non possa essere costretta, per poter sostentare se stessa e la sua famiglia, a questi trattamenti iniettivi sperimentali talmente invasivi da insinuarsi nel suo DNA alterandolo in un modo che potrebbe risultare irreversibile, con effetti ad oggi non prevedibili per la sua vita e salute’”.
 
“Sperimentazioni mediche invasive della persona”? “DNA alterato in un modo che potrebbe risultare irreversibile”? Ma scherziamo? Ora, da Presidente di un Ente pubblico, sono (rectius devo essere) di certo solidale con i poteri dello Stato e con coloro che li esercitano. Tuttavia, le parole che abbiamo testé esposto sono degne della più fantasiosa delle fake-news e mai avrei immaginato di leggerle come promanate da un giudice. Gli Ordini sono passati, con la Legge Lorenzin del 2018, da Enti Ausiliari a Enti Sussidiari dello Stato. Questo, di certo, ne rafforza l’importanza e l’autorevolezza.
Finora, questi Enti non sono stati chiamati al ruolo che il legislatore avrebbe pensato per loro: non sono cioè protagonisti delle scelte che vengono fatte in campo sanitario. Sono stati però chiamati a vicariare lo Stato in diverse circostanze, facendo leva sul fatto che sono responsabili di sorvegliare sulla deontologia professionale e sulla corretta tenuta degli Albi. Orbene, in questo scenario è però necessario che ognuno faccia la sua parte e gli Ordini non devono essere lasciati soli. Il legislatore deve promulgare leggi non ambigue e costruite per proteggere per davvero la comunità. L’Esecutivo deve farle applicare con determinazione, trasparenza, chiarezza ed in maniera omogenea sul territorio nazionale. Il Potere giudiziario deve intervenire, d’ufficio o se azionato, non contro coloro che fanno rispettare le leggi ma viceversa facendo risultare soccombente chi non le rispetta. Mi paiono principi elementari. Ma allora perché un’ordinanza come quella che abbiamo letto? Se un medico sbaglia, tutti, a gran voce, chiedono alle Autorità (Ordine compreso) di intervenire. Mi sarei aspettato qualcosa del genere dal Guardasigilli, o almeno una voce di protesta dal Ministro della Salute. Invece un assordante silenzio, rotto solo dalle giuste rimostranze degli Psicologi e della FNOMCeO.
Tante sono allora le immagini che vengono alla mente: Joseph K viene “arrestato”,
poi sottoposto ad un bislacco processo ed infine giustiziato nel famoso libro (Il processo) dello scrittore boemo, senza aver commesso alcun crimine. Un po’ come Pinocchio, il cui Giudice ordina ai gendarmi: “Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione!”.
Vi prego, fatemi ricredere: fatemi dire che non avevano ragione né Kafka né Collodi!